La trasformazione del dramma, la stazione di Atocha a Madrid

A Madrid ho trovato un bellissimo esempio di trasformazione nella stazione di Atocha.

“Da luogo del terrore a giardino delle meraviglie. La stazione madrilena di Atocha è riuscita a racchiudere sotto lo stesso tetto il ricordo e la rinascita: l’antica tettoia creata alla fine dell’Ottocento da Alberto del Palacio Elissagne con la collaborazione di Gustave Eiffel (proprio quello della Tour di Parigi) oggi è infatti una incredibile serra tropicale.

Con la ricostruzione a seguito dell’attentato dell’11 marzo 2004, ricordato con un monumento in vetro alto 11 metri, la vecchia sede dei binari – dismessi con l’arrivo dell’alta velocità – è stata trasformata in una foresta esotica che dà il benvenuto ai passeggeri della più grande stazione di Madrid. ”

http://www.lastampa.it/2017/09/24/societa/viaggi/mondo/la-stazione-di-atocha-di-madrid-diventata-un-giardino-tropicale-simbolo-di-rinascita-XmScdmLJ4sgSkLFIH02QJI/pagina.html

La trasformazione di una grande devastazione, in cui molte Anime hanno lasciato i loro corpi, in uno spazio verde con alberti tropicali, mi ha fatto riflettere sui nostri drammi personali e sulla possibilità di “risorgere dalle nostre ceneri”.

Da dicembre stavo riflettendo sul significato del “lutto” (come situazione allargata alla conclusione di tutte quelle relazioni a noi importanti) e di quanto attaccamento abbiamo nel voler perpetuare il risveglio del “dolore” e  la conseguente giustificazione di certi nostri atteggiamenti (dall’autocommiserazione, alla giustificazione della rabbia, all’apatia…)

e se riuscissimo a trasformare in un bel giardino di cui prendersi cura (questo è un giardino tropicale mantenuto in una “serra”, in un clima continentale!) questo nostro spazio di dolore?

onorando le parti che ne hanno sofferto, ma facendo “risorgere dalle ceneri” tutto ciò che ha dovuto trasformarsi “grazie” a quell’avvenimento?

Federica